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Web Marketing? Non limitiamo le nostre azioni

Questo è ciò che tenterò di trasferire durante il Corso di Web Marketing: le opportunità disponibili per chi voglia fare Marketing Online sono veramente numerose e fermarsi al SEO non ha senso (e lo dice uno che fa SEO da sempre).

Intanto, iniziamo col far chiarezza su una cosa: SEM e SEO non sono distinte. SEM non significa PPC, ma Search Engine Marketing. La SEO, quindi, è parte del SEM. Ok? Almeno noi addetti ai lavori, possiamo usare i termini giusti? Basta con 'sti SEO che litigano coi SEMmaroli, visto che pure lo sono, secondo la definizione corretta.

Fatta la premessa, fare Web Marketing significa, ad esempio, lavorare anche sulla Comunicazione sulle SERP. Restereste stupiti (ma non lo siete, se avete provato) delle differenze di performance (CTR e conversion rate, in prima battuta) al solo modificare la rappresentazione che del nostro sito c'è sulle pagine dei risultati. Anche in relazione a ciò che c'è sopra, sotto ed a destra. E soprattutto in relazione a ciò che si troverà poi facendo click!

Che dire delle newsletter? Non funzionano? Beh, lo dice solo chi aspetta di avere gli iscritti e poi una volta ogni due settimane manda un messaggio. Così, certo che non funzionano. Però tutti quelli che le gestiscono in modo corretto, ritorni ne hanno. Il bello è che ne hanno pochissimi in termini di visite al sito e molti in termini di conversion rate.

I banner non servono? Beh, dipende da ciò che si pensava di ottenere (servono sempre progetti realistici, la luna non te la regala nessuno) e soprattutto dall'obiettivo. Per far branding, non c'è quasi di meglio (in termini di costo/risultato).

Social Networking? Beh, anche se Facebook è chiusa ai motori di ricerca (ma non è del tutto vero), chi ha avviato un progetto serio, i ritorni li ha avuti. Ovviamente prima vanno acquisite certe cose, prima tra tutte il fatto che devi toglierti la cravatta se sei uomo e via la gonnellina blu, le calze scure e le scarpette decolletè col tacchettino a spillo, se sei donna

Svecchiamoci, ragazzi e smettiamola con 'sto modo ammuffito di fare marketing. Le tre P non sono Pubblicità, Promozione, sPam

Web Marketing significa presidio. Presidio di quelle aree dove potrebbero esserci i nostri interlocutori: potenziali clienti, clienti, partner, concorrenti, opinion leader. Cioè Meetic, Messenger, Blog, Alice e Vodafone (e Wind, per non far torto a nessuno), ecc. ecc.

I motori portano la maggior parte del traffico? Beh, lo so, lo faccio di mestiere, ma perdonatemi, quel 30 - 40% che arriva dalle altre fonti, vi fa schifo? 

Commenti (9)

Sottoscrivo tutto. Del resto ci eravamo già trovati dacordo quando commentasti il mio post dedicato al marketing mix, sul bog di Marco Ziero. Se vuoi posso pubblicare il link.

Su questa cosa va fatta chiarezza e formazione, la SEO è una parte (importante ma solo una parte) del Web Marketing, gli altri canali sono ugualmente propedeutici per la visibilità di un'azienda e per la buona salute di un progetto web. Ricordate le ultime dichiarazioni di Matt Cutts (per quello che possano valere) circa la considerazione che google ha del brande e dalla popolarità offline?!?!?!

Bel post, sentito, ci sta tutto!
Ciao, ci vediamo al SEO Birra.

Fra, sì, metti pure il link, che mi pare interessante ed io non ricordo più dov'è :)
Ciaooo

Grazie Francesco :)

E di cosa, mi offrirai una birra (seo) giovedì!!!

Fare solo "SEO" per un web marketer, e direi anche per un esperto SEO, ha poco senso, sono perfettamente d'accordo con te Francesco :)

Nel tuo post tocchi però un argomento ben più spinoso a mio avviso.
"Aprire" il brand dell'azienda che si sta promuovendo ai social media significa non solo padroneggiare tecnicamente più o meno nuovi canali online (Facebook, Twitter, Wikipedia, Forum, Ciao.it...) ma soprattutto avere solide conoscenze di marketing per comprendere il proprio target, le sue esigenze e l'utilizzo che fa di questi canali.

Le attività spam effettuate da agenzie per aziende che invadono con aggressività i network sociali è in ascesa e crea fastidio/odio da parte degli utenti nei confronti dei brand coinvolti. Ma causare disamore da parte dei propri consumatori non era un risultato da evitare a tutti i costi? E quanto un SEO o un web marketer sono in grado di gestire in autonomia questo tipo di effetto collaterale che nello scenario peggiore può mettere in ginocchio un'azienda?

Il web marketing non basta quando si aprono nuove conversazioni in territori neutrali, serve supporto dalle pubbliche relazioni ma soprattutto è necessario il contributo attivo dell'azienda che vuole scendere in campo.

Basta quindi ai blog aziendali creati dalla web agency per 1.000 euro e abbandonati dopo 3 post, ai contatti customer care accuratamente nascosti nei soli siti ufficiali, agli account twitter tristi e utili ai soli amministratori delegati. Dianmo il via al dialogo e creiamo qualcosa di utile ai nostri clienti, magari prendendo spunto da qualche innovatore storico http://twitter.com/amazondeals :)

Senza contare che molto di quel che arriva da SEM è la naturale conseguenza del presidio degli altri canali.

Mi permetto di segnalare un post di Salvatore Cariello proprio sull'argomento: http://www.seotalk.it/2009/05/quando-i-nodi-vengono-al-pettine.html

Immagino che lo farai perché sei un marketer a 360°, ma estenderei la questione anche alla comunicazione offline. Il Web è sia l'approdo finale, sia il boost iniziale di tanta comunicazione offline e anche se un'azienda non ha un sito, sul Web ci finisce in ogni modo!

Essì, il presidio è la chiave! :)

Beh, Daniela, hai ragione.
Rappresentare l'azienda non è facile, soprattutto in contesti come quelli attuali. Molti non si rendono conto dei danni che combinano, perché applicano schemi che funzionavano fino a dieci anni fa (o su altri canali) e che invece risultano del tutto inadeguati sui social network.

Grazie Giada, per l'indicazione, ho messo un commento anche io sul blog di Salvatore. Inutile dire che concordo :)

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